Razionale

La diabetologia moderna, oggi incentrata sulla persona più che sulla malattia, richiede professionisti esperti ed integrati in team multidisciplinari, capaci di impostare trattamenti ad alto grado di personalizzazione, di ottimizzare il bilanciamento tra costo ed efficacia in un contesto di ampia disponibilità di opzioni terapeutiche, ma soprattutto in grado di attuare specifici interventi educativi volti a massimizzare le capacità delle persone con diabete di gestire autonomamente, nel tempo, la loro quotidianità. In altre parole, esperti in terapia educativa.

La moderna scienza educativa afferma che le persone di ogni età apprendono e modificano i loro comportamenti molto più facilmente se sono convinte che la nuova conoscenza o il nuovo comportamento possa aiutarle a soddisfare quello che percepiscono come un bisogno, superando i meccanismi spesso inconsci che ostacolano il vero cambiamento, impedendo di raggiungere anche condizioni di benessere psico-sociale.

Un obiettivo educativo essenziale per i pazienti e i loro familiari è dunque percepire gli obiettivi biomedici della terapia (es. il controllo glicemico, la prevenzione di ipoglicemia e cheto-acidosi, la prevenzione delle complicanze, l’eliminazione del sovrappeso, ecc.) come bene ci desiderabili, con la stessa intensità con cui si desidera la soddisfazione dei propri bisogni personali (es. il benessere, una crescita regolare, buoni rapporti sociali, studiare, avere un lavoro, una famiglia, ecc.).

È ormai noto che il raggiungimento dei vari obiettivi di cura non è solo legato all’aderenza e alla persistenza fedeli e continue alla terapia, ma per realizzare lo stile di vita che la patologia richiede è indispensabile che la persona con diabete traduca i suoi comportamenti in una disciplina quotidiana che richiede tempo e impegno.

Per accettare un trattamento a lungo termine il paziente deve diventare consapevole del suo percorso terapeutico, assumendosi e condividendo le responsabilità della terapia e del suo stato di salute e benessere. Solo in questo modo può ottenere i risultati auspicati.

In un percorso terapeutico il medico deve saper costruire un modello di relazione individuale teso a raggiungere un’alleanza terapeutica con ogni paziente; che è un obbiettivo fondamentale dell’educazione terapeutica.

In ambito di cronicità l’elemento essenziale del successo della cura è legato al forte coinvolgimento ed attivazione dei pazienti attraverso un approccio bio-psico-sociale centrato sulla persona che prevede uno stretto rapporto tra team curante e paziente. È fondamentale identificare i bisogni del paziente e costruire su di essi la struttura di presa in carico, di formazione e accompagnamento che porta il paziente a muoversi in autonomia nel sistema di cure e ad essere legittimato ad assumere un ruolo attivo al suo interno.

La centralità della persona diventa l’elemento essenziale per il successo dell’intero processo di cura.

Questa semplice ed ovvia affermazione è frutto di un lungo processo di cambiamento culturale che ha fatto nascere la consapevolezza che l’approccio al paziente cronico sia un’altra “medicina” che per essere praticabile ha necessità di acquisire competenze e abilità specifiche, diverse da quelle messe in campo per la gestione di una malattia acuta.

Logica conseguenza è che alla capacità tecnica di gestione dei dati clinici ed al corretto utilizzo della strumentazione biomedica sempre più sofisticata ed efficace dobbiamo aggiungere l’apprendimento e l’appropriato utilizzo di strumenti quali:

  • la conoscenza biomedica;
  • la terapia educativa;
  • la relazione terapeutica medico/paziente;
  • le fasi di elaborazione del lutto e l’accettazione attiva della malattia;
  • il counselling per aiutare i pazienti ad avere fiducia nelle proprie capacità di autogestione della malattia, motivandoli alla cura, stimolando, potenziando e sostenendo le motivazioni al cambiamento;
  • l’engagement e l’”empowerment” del paziente, coinvolgendolo nel processo di cura, consapevole, autonomo e legittimato per agire in modo consono nei confronti della sua malattia.

Tutto questo non può prescindere da una corretta illustrazione al paziente dell’Health Literacy e, comunque tutto questo diventa estremamente difficile da realizzare a meno che il medico non operi efficacemente sullo stesso per fargli raggiungere condizioni di Ben-essere e di pieno engagement.

La logica di questa affermazione risiede nella considerazione che il medico che affronta insieme con il paziente un percorso di cura della malattia cronica è soggetto, esso stesso, alla necessità di un cambiamento che, liberandolo da euristiche e bias derivanti da schemi consolidati, gli permetta di pensare e affrontare in modo rinnovato le necessità delle persone.


Il percorso formativo potrà essere utilizzato per il raggiungimento dei requisiti necessari per l’accesso all’esame di Certificazione per il profilo di medico diabetologo esperto educatore in diabetologia


Ultime modifiche: sabato, 31 ottobre 2020, 14:52